Ho pensato a lungo se scrivere qualche pensiero su una questione che sembra lacerante per la società italiana, cioè quella dei DICO, che personalmente ho ridefinito “dichiarazioni di convivenza” per somma praticità .
Faccio una premessa metodologica, in modo da chiarire a priori la mia posizione in merito a questa come a altre questioni. Credo tutt’ora valida l’affermazione che viene fata risalire a Camillo Benso, conte di Cavour, il primo ministro di Vittorio Emanuele II, prima Re di Sardegna e poi primo Re d’Italia, che, al confessore, in punto di morte, ribadà¬: “Ricordate, padre, libera Chiesa in libero Stato”.
Bene, oggi una frase “storica” come questa fa forse un pò sorridere, ma credo, invece, che sia assolutamente attuale. Vorrei aggiungere che è “purtroppo” assolutamente attuale.
Sono passati 136 anni (anzi sarà il 20 settembre l’ anniversario) della presa di Roma e della fine del potere temporale della Santa Sede eppure… Eppure quello che dovrebbe essere uno stato naturale delle cose, cioè la separazione delle “competenze” tra lo Stato e la Chiesa, almeno in Italia non è tale.
Non voglio entrare nel merito del disegno di legge proposto dalle due ministre Bindi e Pollastrini, anche se sostanzialmente posso dire che ne condivido i contenuti e le finalità (ma non la costruzione giuridica che mi sembra alquanto farraginosa, contraddittoria e incompleta), ma la questione pi๠importante è vedere perchè in Italia e soltanto in Italia, la Chiesa cattolica ritiene di poter ingerirsi nelle questioni dello Stato.
Per dire il vero anche in Spagna la Chiesa aveva fatto alcuni interventi contro la legge sulle unioni di fatto (in particolare sulla questione molto delicata delle unioni omosessuali), ma non era intervenuta con la forza e l’ aggressività che si sta manifestando oggi nel nostro Paese.
Ora, credo sia necessario sottolineare che mai, e dico mai, lo Stato italiano è intervenuto nelle questioni dell’ordinamento giuridico o etico della Santa Sede e ancor meno sulle prese di posizione del Papa su questioni morali o di fede. E questo giustamente, perchè non appartiene alla competenza di uno stato entrare nelle vicende religiose.
Ma perchè altrettanto rispetto non viene dimostrato dalla Chiesa nei confronti dello Stato italiano?
Perchè, almeno questa è la mia modesta opinione, la Chiesa cattolica ha da sempre “fatto politica” in Italia, approfittando senz’altro di una certa accondiscendenza di tante forze politiche, di una radicale presenza sul territorio, della diffusione di questa specifica religione in quasi tutte le regioni italiane e perchè, pi๠in generale, le autorità italiane non hanno, con forza, chiesto che si occupasse delle questioni legate alla fede e non a quelle dei diritti civili.
Oggi, però, le condizioni di partenza sono cambiate almeno in parte: non esiste, almeno formalmente, un partito di maggioranza relativa di ispirazione cattolica, la presenza sul territorio è molto meno forte, la diffusione di questa religione è ancora forte, ma forse non quasi totalitaria come in passato, ed anzi assistiamo a una continua diaspora di credenti verso altre religioni, altre fedi.
Credo sia arrivato il momento di riprendere in maniera chiara il discorso storico, di cui ho fatto cenno in precedenza.
E’ il momento di chiedere con forza: libera Chiesa in libero Stato!
Che il Papa e la sua gerarchia si rendano conto che non sono i padroni dell’ Italia, che il nostro Paese è regolato dalle leggi approvate dal Parlamento, dalle leggi dello Stato e che i rapporti civili appartengono alla sfera di competenza unica e intoccabile dell’ autorità statuale, laica e indipendente da qualsiasi credo religioso.
E’ forse chiedere troppo?
Non credo proprio. Ritengo, anzi, questa richiesta minimale, corrispondente a quanto è successo e succede in tutti gli Stati del Mondo da secoli e che, forse, è il momento di stabilire una volta per tutte anche nella nostra povera Italia.
rudi

0 Responses to “E FINALMENTE PARLIAMO DI DICO?”